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Il primo anniversario della Pasqua di Don Simone
Quando
le emozioni si susseguono, l'una dopo l'altra, ad un ritmo serrato è difficile
raccontarle. Si avrebbe bisogno di un po' di tempo per farle sedimentare
e di un po' di calma per interpretarle. Ma mi fa piacere lo stesso
raccontarle, cos' come affiorano alla mia memoria, forse un po' confuse o
in un ordine cronologicamente poco preciso, ma vivissime, come fossero
successe qualche secondo fa, e capaci ancora di suscitare turbamento e
gioia nello stesso tempo.
Non
era la prima volta che visitavo il Libano: la curiosità di vedere quel
paese -bellissimo sempre, anche dopo la quarta visita- non mi solleticava
più di tanto, ma sentivo che quell'anniversario costituiva per me una
chiamata alla quale non potevo dire di no. Tante, troppe, erano le
circostanze che avevano unito la vita di Simone alla mia in questi ultimi
anni: in particolare un incontro avuto a Cisterna i primi giorni di
Settembre 2001, incontro che ci ha visti in una intimità spirituale
particolarmente profonda, e poi -anche se solo per telefono- i successivi
fino all'ultimo dialogo con lui il 1 maggio 2002, qualche giorno
prima della sua Pasqua. Sentivo e sento che Simone ha qualcosa da dire, e
non solo a me. E quindi non mi sembrano mai sufficienti le occasioni che
trovo per sapere qualcosa di lui, delle sue parole e della
straordinarietà con cui ha affrontato la vita, il sacerdozio e il dolore
della malattia. Andare in Libano per vivere qualche giorno a stretto
contatto con quelle che, qui in terra, sono state le persone con cui
condivideva le giornate, o con gli ambienti che animava con la sua
presenza… non mi sembrava vero. E così è cominciata questa avventura
condivisa con Alberto e Maria Pina, con Fiorenza e Claudia che si
sentivano chiamati evidentemente alla stessa possibilità. Già l'incontro
con i fratelli e le sorelle di Simon all'aeroporto era eloquente di quanto
sarebbe successo: ci sentivamo accolti come una delegazione preziosa che
veniva a condividere qualcosa di santo, la stessa memoria di un amico, di
un fratello, di un dono prezioso ricevuto dall'Alto. Mi sono sentito un
po' come quando Paolo apostolo andava a visitare le comunità ecclesiali
della chiesa delle origini: "I fratelli di là, avendo avuto notizie
di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne.
Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio" (Atti 28,15).
E poi tutto si è susseguito con una intensità di incontri e con una
densità spirituale che qualche volta sembrava di respirare "aria di
cielo". L'incontro con papà Abdo e mamma Helene a casa della
famiglia di Simon, la sua camera rimasta intatta, con tutti i suoi
ricordi, i libri e le fotografie, i segni della sua appartenenza alla
grande famiglia scout… tutto ci faceva entrare in una famiglia che era
diventata anche la nostra, una famiglia in cui ci si dà da fare perché
tutti possano sentirsi a proprio agio. Grazie di cuore a tutti! Il
giorno seguente l'esperienza del "Darb Essama": pensavo che
fosse tutto ancora solamente una idea bella ma da costruire nei
particolari…. E invece ancora una volta ero smentito dalla precisione e
dalla cura dei fratelli libanesi: esiste già un depliant e una
traduzione che può essere utilizzata da coloro che vogliono fare il
percorso verso il cielo. Abbiamo percorso il cammino con gioia e in
spirito di vera preghiera aiutati dalle riflessioni che il testo
suggeriva. Il cammino, bello e molto suggestivo, ci ha portato fino ad
Harissa, al santuario della Regina del Libano. Poi la visita al cimitero
dove Simon è sepolto e la messa celebrata nella cappella dei padri
missionari. La messa del giorno riportava come Vangelo un brano del grande
discorso dei pani che si trova in Giovanni 6: "Nessuno può venire a
me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato" (Gv 6, 44).
Sembrava che Simon stesso avesse scelto le letture e ci rivelasse
attraverso la Parola di Dio il segreto della sua vita: il Signore l'aveva
attirato e lui s'era lasciato attrarre. Il Signore ci ricordava che la
storia di ogni creatura è una storia di amore, di un amore che ha bisogno
di essere sperimentato e gustato già qui sulla terra e che ha bisogno,
per questo, di trovare uno spazio santo , cioè uno spazio separato,
diverso, altro, per poter stare soli con il Signore: "Ecco la
attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (Os
2,16). Simon aveva vissuto proprio così e ci indicava la strada per essere
felici, realizzati, come lui lo è stato. La visita ai luoghi in cui si fa
memoria di Charbel, Rafqa, Hardini, ha riportato alla memoria la
preghiera che lessi a Roma in occasione della beatificazione di
Nehemtallah Hardini: Fa' o Signore che il Libano continui ad essere
benedetto dalla santità dei suoi figli. Simon mi disse che quella
preghiera dovevo recitarla sul serio, perché lui la sentiva
particolarmente vera. La bellezza di Dio l'abbiamo potuta sperimentare
anche ammirando le montagne e i cedri che abbiamo visitato con una gita
al Nord. Quella è stata l'occasione per vedere due posti
particolarmente intrisi di spiritualità come la Qadisha e il monastero di
S. Antonio a Qozhaia. La veglia del primo anniversario della Pasqua
di Simon abbiamo visto un video preparato per l'occasione: ancora una
volta ero invitato a leggere il mistero di una vita, quella di Simon, e a
trarre insegnamenti per la mia vita come uomo, come cristiano e come
prete, ma soprattutto a sentire Simon come compagno di strada,
confidente, padre nella fede. La celebrazione per il primo anniversario,
preparata con cura e con affetto da tanti e tanti amici di Simon e suoi
parrocchiani è stata la esperienza che concludeva e riassumeva allo
stesso momento tutto quanto avevamo vissuto: Simone partecipava con noi
all'unico grande banchetto del cielo imbandito quella sera nella chiesa
di San Maroun. Non saprei cosa dire ancora, anche perché, come dicevo
all'inizio, tante sensazioni e tanti pensieri sono ancora incatenati
dall'emozione e dalla gioia in fondo al cuore. Prometto di scrivere
ancora, appena questi sentimenti emergeranno, per condividerli con voi.
Un grande abbraccio a Hodo e Helene, Raymond, Hoda, Zahi,
Marguerite, Ihba, Fares, Raymonda, Tony e Maya, Lea e Marc, Risk, Catia,
Mirelle et Claude… e perdonate quanti non ho citato e di cui non riesco a
ricordare i nomi…
CHECCHINATO Don Gianni
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